
IL CONSIGLIO DELLA FARMACISTA
«Non esistono cibi miracolosi o “colpevoli” da soli: contano le abitudini, la qualità degli alimenti, la cottura e la conservazione.»
A cura della Dott.ssa Claudia
Quando si parla di prevenzione oncologica e alimentazione, è facile imbattersi in elenchi di “cibi anticancro”, alimenti da eliminare completamente o ingredienti ai quali vengono attribuite proprietà quasi miracolose.
Preferisco partire da un concetto diverso: non esiste un singolo alimento capace, da solo, di prevenire un tumore e non è un singolo pasto a determinare il nostro rischio.
Quello che conta è soprattutto ciò che facciamo abitualmente: come mangiamo nel corso degli anni, quanto è varia la nostra alimentazione, il nostro peso, l’attività fisica, il consumo di alcol, il fumo e molti altri fattori.
Anche AIRC sottolinea che non esistono “supercibi” anticancro e che sul rischio oncologico intervengono contemporaneamente molti elementi.
Cibi amici e cibi nemici? Meglio parlare di abitudini
Dividere gli alimenti rigidamente in “buoni” e “cattivi” può essere fuorviante.
Una domanda più utile potrebbe essere:
Quali alimenti dovrebbero trovare più spesso spazio sulla nostra tavola e quali sarebbe meglio consumare meno frequentemente?
Le principali raccomandazioni per la prevenzione oncologica convergono su un modello alimentare ricco di alimenti di origine vegetale: verdura, frutta, legumi e cereali integrali.
È un’impostazione molto vicina alla nostra dieta mediterranea e non richiede ingredienti esotici o particolarmente costosi. Conta la varietà e conta soprattutto la continuità nel tempo. Il World Cancer Research Fund raccomanda di fare di cereali integrali, verdura, frutta e legumi una parte importante dell’alimentazione quotidiana.
Questo significa che un buon piatto quotidiano può essere molto semplice: una parte abbondante di verdure, cereali possibilmente integrali, legumi con regolarità, frutta, olio extravergine di oliva e una buona alternanza delle fonti proteiche.
Cosa sarebbe meglio consumare meno spesso?
Anche qui eviterei l’idea dell’alimento “proibito”.
Ci sono però cibi che è ragionevole mantenere occasionali piuttosto che trasformare in una presenza quotidiana.
Tra questi rientrano soprattutto le carni lavorate — come salumi e insaccati — per le quali esistono evidenze solide di associazione con il tumore del colon-retto. Per le carni rosse le indicazioni sono invece orientate alla moderazione.
Anche alimenti molto ricchi di grassi, zuccheri o sale e le bevande zuccherate dovrebbero avere uno spazio limitato nella dieta.
Non perché un biscotto, una fetta di salame o una porzione di patatine “causino un tumore”, ma perché ciò che conta è il modello alimentare nel suo complesso.
E l’alcol?
Sul fronte della prevenzione oncologica l’indicazione è particolarmente chiara: meno alcol si consuma, meglio è.
Il World Cancer Research Fund include infatti la limitazione dell’alcol tra le principali raccomandazioni per ridurre il rischio oncologico.
Questo è un buon esempio del motivo per cui parlare genericamente di “dieta sana” può non bastare: possiamo mangiare molta verdura, ma questo non annulla automaticamente l’effetto di altre abitudini sfavorevoli.
Anche il modo in cui cuciniamo conta
Non conta soltanto cosa compriamo, ma anche come lo prepariamo.
Le cotture ad altissima temperatura e il contatto diretto con fiamme o superfici molto calde possono favorire la formazione di alcune sostanze indesiderate, soprattutto nelle carni.
Questo non significa che dobbiamo eliminare per sempre la grigliata.
Anche in questo caso la parola chiave è variare.
Possiamo alternare cotture al vapore, in umido, al forno, in padella e alla griglia, evitando di bruciare ripetutamente gli alimenti e di consumare abitualmente le parti carbonizzate.
È importante anche non andare oltre ciò che sappiamo: IARC segnala che le alte temperature possono produrre maggiori quantità di alcuni composti potenzialmente cancerogeni, ma i dati disponibili non consentono di concludere che uno specifico metodo di cottura, da solo, determini un aumento del rischio di tumore.
Provenienza: importante, ma senza falsi miti
Anche la provenienza degli alimenti merita attenzione.
Scegliere prodotti da filiere affidabili, leggere le etichette e conoscere, quando possibile, origine e modalità di produzione è certamente una buona abitudine.
Ma attenzione a non trasformare parole come “biologico”, “naturale”, “artigianale” o “locale” in sinonimi automatici di “anticancro”.
AIRC ricorda che, allo stato attuale delle conoscenze, gli alimenti biologici non vengono specificamente raccomandati dalle linee guida per la prevenzione oncologica. Più importante rimane costruire nel complesso un’alimentazione varia, equilibrata e ricca di vegetali.
Conservare bene è parte della scelta
La nostra attenzione non dovrebbe fermarsi nel momento in cui mettiamo gli alimenti nel carrello.
Anche la conservazione fa parte di una buona alimentazione.
Rispettare la catena del freddo, le temperature indicate, le scadenze, evitare alimenti deteriorati e conservare correttamente i prodotti dopo l’apertura aiuta a proteggere la qualità e la sicurezza di ciò che mangiamo.
E c’è un altro aspetto che spesso trascuriamo: il contenitore nel quale conserviamo o riscaldiamo gli alimenti.
Vetro o plastica? Conta anche il contenitore
I contenitori, gli imballaggi e gli utensili che vengono a contatto con gli alimenti fanno parte dei cosiddetti MOCA – Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti.
Le sostanze presenti nei materiali possono, in determinate condizioni, migrare negli alimenti. Per questo le norme europee stabiliscono requisiti di sicurezza, limiti di migrazione e specifiche condizioni d’uso, comprese la tipologia di alimento e la temperatura.
Nella vita quotidiana possiamo adottare una precauzione molto semplice:
per conservare o riscaldare alimenti molto caldi o particolarmente grassi, quando è pratico possiamo preferire contenitori in vetro.
Il vetro è quindi una scelta comoda soprattutto per avanzi, sughi, minestre, pietanze appena cucinate o alimenti che devono essere riscaldati.
Questo non significa però che “la plastica provoca il cancro”: sarebbe un’affermazione scorretta.
I contenitori in plastica destinati al contatto alimentare devono rispettare precise norme europee. È importante però usarli per lo scopo per cui sono stati progettati, rispettando eventuali indicazioni relative a temperatura, microonde, lavastoviglie e tipo di alimento.
In altre parole: non utilizziamo casualmente qualunque vaschetta per scaldare un alimento e non riutilizziamo all’infinito imballaggi monouso per funzioni per le quali non sono stati progettati.
Cinque indicazioni semplici da portare a casa
In sintesi:
- Più spesso: verdura, frutta, legumi e cereali integrali.
- Meno spesso: carni lavorate e alimenti molto ricchi di grassi, zuccheri e sale.
- Attenzione all’alcol: nella prevenzione oncologica, meno è meglio.
- Varia le cotture: evita di bruciare frequentemente gli alimenti.
- Conserva bene: rispetta temperature e modalità di conservazione e, soprattutto per cibi caldi o grassi, considera il vetro come una scelta pratica; se utilizzi la plastica, verifica sempre che il contenitore sia adatto a quell’uso.
Non serve mangiare “perfettamente”
Credo che questo sia il messaggio più importante.
La prevenzione non si costruisce sulla paura di ciò che mettiamo nel piatto e neppure sulla ricerca continua dell’alimento perfetto.
Si costruisce attraverso scelte ragionevoli ripetute nel tempo.
Una cena più abbondante, un dolce o una grigliata non cancellano un’alimentazione complessivamente equilibrata. Allo stesso modo, una manciata di bacche o un alimento definito “superfood” non possono compensare automaticamente abitudini poco favorevoli.
Le raccomandazioni internazionali invitano infatti a considerare alimentazione, attività fisica, peso corporeo e consumo di alcol come parte di un insieme di comportamenti, e non come regole isolate.
Per chi sta affrontando una malattia oncologica o una terapia, le esigenze possono naturalmente essere diverse. In questi casi alimentazione, eventuali restrizioni e fabbisogni specifici devono essere valutati individualmente insieme al medico e, quando necessario, a un professionista della nutrizione.
In caso di dubbi, chiedi consiglio: anche in farmacia possiamo aiutarti a orientarti verso informazioni affidabili e verso il professionista più adatto alle tue esigenze.

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